sabato 12 marzo 2011

Attaccare i quadri alle pareti

Vivo a bologna da due mesi e 7 giorni e solo oggi posso dire di essermici stabilita veramente.
Ho innanzitutto scoperto che la città è animata anche di sabato mattina. Dovevo andare a pagare una bolletta e quindi vincendo il torpore, dato dalla mia innata pigrizia e dalle mie abitudini ormai vampiresche, sono andata alle poste. 
C'era un clima strano che già ieri notte, uscendo per una birretta notturna al pub, avevo percepito a causa dell'odore di terra bagnata, che così tanto mi ricorda la primavera e l'estate. Stamattina faceva caldo ed il sole abbracciava tutto e tutti. Mi ero dimenticata di quanto fosse bello il sole mattutino, leggero e caldo, in grado di svegliarmi quasi meglio della tazzona di caffè che sono solita mandar giù.

La primavera porta entusiasmo e perfino io, pessimista per definizione, sono riuscita a coglierlo.

Sono riuscita a fare una cosa che per tanti sarà di poco conto ma che per me significava tutto: attaccare i quadri alle pareti.
Considero i quadri, le locandine, le stampe e le foto che compro o stampo pezzi di me. Elementi che mi definiscono e che mi ricordano le cose che più amo.
Da sempre quindi ho sempre trovato una certa difficoltà nell'appiccicare al muro stralci di me.
Più che mai nella nuova casa, dopo aver vissuto 20 anni nella stessa casa è ovviamente più difficoltoso prendere le misure con le nuove mura domestiche.
Durante tutta l'estate di stallo tra la vita vecchia e la vita nuova mi ero comprata un sacco di locandine e di stampe destinate a decorare la mia nuova casa, ma una volta trovato l'appartamento e una volta che mi ci ero trasferita, ho avvertito come la sensazione di non esser pronta a stabilirmi definitivamente e ad appendere questi famosi pezzi di me. 
E così per due mesi e sette giorni la mia libreria, affollata già da troppi libri, ha anche dovuto ospitare stampe e quant'altro. 
Dunque oggi, animata da questo strano clima primaverile, mi son messa di impegno ed ho attaccato tutto.
Una vecchia racchetta di legno, una stampa del moulin rouge di parigi, 5 vinili recuperati ad un banchino (per riuscire ad attaccarli alla stessa distanza gli uni dagli altri ho patito le vere pene dell'inferno) e molto altro ancora.

Fare questa operazione mi ha fatto bene.
Per uscire da un momento buio e strano come quello che ho passato io non saranno certo due cose attaccate al muro a farmi star bene, ma se non altro mi hanno aiutata a prendere le misure con me stessa.

Studiando per l'esame di pedagogia e didattica dell'arte sono incappata nel concetto dell'alterità teorizzato da Husserl all'interno della sua teoria fenomenologica. 
Per conoscere se stessi è fondamentale uscire dalla propria dimensione individuale entrando in rapporto con l'altro. Solo così potremo veramente capire chi siamo, o almeno provarci.
In un certo qual modo oggi ho fatto proprio questo, ho preso coscienza di me mediante il mio relazionarmi con oggetti esterni (ed eppure anche interni) rispetto a me.
Ho forse quindi compiuto un'operazione estetica? Molto probabilmente sì.

Miss C.

2 commenti:

  1. non mi ero mai soffermata a rifletterci, ma anche per me è stato così quando mi sono trasferita in camera di mio fratello, per vari mesi sono stata come un ospite di passaggio, e solo adesso ho iniziato a spostare poster e disegni e scegliere le foto da mettere (anche la tua foto dei fiori gialli, ha trovato la sua artistica collocazione) forse abbiamo tutti bisogno di tempo per adattarci ai posti nuovi..

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